L’ippoterapia raccontata da Club Cavallo Italia

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L’Ippoterapia raccontata da Club Cavallo Italia

L’ippoterapia, ovvero la terapia con il mezzo del cavallo, è un insieme di tecniche rieducative che aiutano a superare il danno sensoriale, cognitivo e comportamentale mediante una attività ludico–sportiva in cui il cavallo svolge un ruolo di protagonista.

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L’ippoterapia, definita anche come “equitazione a scopi terapeutici”, agisce ricorrendo all’interazione uomo–cavallo a livello neuro–motorio e neuro–psicologico.

Ampiamente impiegata in altri paesi europei per trattamenti riabilitativi, l’ippoterapia è stata introdotta in Italia nel 1975 dalla dottoressa belga Danièle Nicolas Citterio.

Lo stretto binomio cavallo–uomo per motivi rieducativi e terapeutici non è nuovo.

Nel 3000 a.C., circa, gli Ittili impiegavano la disciplina equestre come tecnica pedagogica, mentre Ippocrate di Coo (458–370 a.C.) consigliava nel suo “Libro delle diete” lunghe cavalcate per combattere gli stati d’ansia e d’insonnia.

Il medico Asclepiade di Prusa (124–40 a.C.), nella sua opera “Il moto a cavallo” riteneva il cavallo una efficace terapia contro l’epilessia e la paralisi.

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L’Ippoterapia raccontata da Club Cavallo Italia

L’attività e la ginnastica equestre erano altre due discipline considerate dalla cultura araba di grande utilità per mantenere la salute sfruttando i movimenti ritmici del cavallo e solo dopo secoli di oblio, a partire dal Seicento si risvegliò l’interesse medico verso le terapie equestri fino ad arrivare all´epoca attuale.

Il cavallo, grazie alla sua sensibilità, ammaestrabilità, alla sua stessa immagine che stimola l’attaccamento emozionale da parte del paziente in uno scambio reciproco di dare e avere, attua su più livelli il recupero del paziente.

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L’ippoterapia raccontata da Club Cavallo Italia ma ora consentiteci di parlare brevemente di noi.

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Grazie ancora per aver visitato la nostra collezione ed ora riprendiamo con l’ippoterapia raccontata da Club Cavallo Italia.

L’Ippoterapia raccontata da Club Cavallo Italia

A livello neuro–motorio si realizza una azione naturale che agisce sull’allineamento posturale e sulle reazioni di equilibrio e di raddrizzamento vertebrale.

A livello neuropsicologico, sfruttando le azioni del cavallo e il comportamento intenzionale del “paziente”, si attiva l’ orientamento, migliorando i tempi di reazione e attenzione e potenziando l’abilità esecutiva e la discriminazione spaziale (direzione, distanza, etc.).

A livello delle funzioni corticali superiori si rileva un miglioramento del livello di attenzione, estroversione, vigilanza, aggressività ed espressività.

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Nel 1982 l’International Therapeutic Riding Congress di Amburgo ha definito tre metodologie d’intervento terapeutico: ippoterapia propriamente detta, rieducazione equestre, equitazione sportiva per disabili.

L’ippoterapia propriamente detta consiste nell’approccio iniziale al cavallo e al suo ambiente.

Si svolge a terra e successivamente sull’animale accompagnato da un istruttore.

Si tratta di una fase riservata a disabili incapaci di mantenere la posizione in sella e di condurre il cavallo in modo autonomo.

La rieducazione equestre vede il cavaliere impegnato nella conduzione del cavallo, sotto gli occhi attenti del terapista il quale cerca di far raggiungere specifici risultati tecnico–riabilitativi.

L’Ippoterapia raccontata da Club Cavallo Italia

Per concludere pare che il cavallo Avelignese, o Haflinger, sia particolarmente indicato per l’ippoterapia.

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L’equitazione sportiva è riservata a disabili dotati di un buon livello di autonomia, con possibilità di svolgere una normale attività di scuderia e di equitazione anche agonistica.

Fonte: Ufficio Studi e Statistica UNIRE – Roma

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